FRANCESCO LORUSSO
Francesco Lo Russo, L'ultimo uomo, Transeuropa, 2026
In L’ultimo uomo, Francesco Lorusso costruisce un poema civile e metafisico insieme, dove la parola tenta di resistere
alla dissoluzione del senso. I versi, densi e misurati, interrogano il tempo e la sua fine, la materia e la memoria, il linguaggio e la sua ombra. In un paesaggio urbano rarefatto, l’uomo diventa l’ultimo testimone di se stesso, mentre la poesia si fa strumento di sopravvivenza e di conoscenza.
Una voce che rinnova la tradizione con rigore e profondità, cercando nella forma la possibilità di un’etica del dire.
1.
È pronto il sibilo di maggio
che tutto nei cenni flette in controtempo,
incombono persino le cose rovistate
e lo specchio che ancora divide
l’altra fetta del tempo scoperto
oltre il passaggio ristretto senza ragione.
2.
Si forma il filo oscuro
goccia con goccia
dove langue la lettera scolpita
nel fosso dal nome confuso
sulla pietra che si è macchiata
al passaggio insonne delle suole
e alla voce forte dell’assenza
d’ogni singolo calcolo di piede inespressivo.
3.
Esiste ancora un riflesso nel salotto
una parola abbandonata col suono
come sorgente di tempo perplesso
che sorride il suo nome parente al nostro.
Oltre la porta adesso ci tradisce l’attesa
l’arco buio sorvegliato dalle spalle,
mentre nello squasso perduto dell’onda
si raccoglie luce nel liquido del bicchiere.
4.
I movimenti sono acerrimi
restano merce per le consegne,
seguono vincoli mobili labili
in ambienti connessi ai desideri
dove prima il pane pontificava
il vecchio giorno al nuovo.
5.
La pioggia sta correndo in punta di grafite
sull’umore puro di questo interno giorno
dove è già fallita una finta connessione
fuori da questi corpi che si deridono.
Un messaggio freddo edifica nei suoli
attraverso nuovi siti appena accessibili
poco affini ai bollori fuggiti dalle pelli.
6.
Potrebbe anche non essere domani
la forza odierna del consumo
sul valore perduto dalle inflessioni
e dagli accecanti barlumi condivisi
in una maglia di petti ristretti
che attraverso i celeri percorsi
non creano più i cuori pronti,
oggi che tutto è così troppo presente.
7.
L’ambulante del silenzio
non adegua il trasporto
al sonno che sa cogliere i colori
da un accento rovesciato
scoppiato tra un tiro schietto
nell’aria che ci asciuga
lo smarrimento dei panni stesi
dal tratto di una stagione inquieta.
Francesco Lorusso (Bari) è poeta e musicista. Sue poesie
e interventi critici sono apparsi su riviste quali “Poesia”,
“Atelier”, “Anterem”, e su diverse piattaforme online, tra cui
“La Recherche”, “Carte Sensibili” e altre.
Ha pubblicato le raccolte L’Ufficio del Personale (La Vita Felice,
2014), Il secchio e lo specchio (Manni Editore, 2018), Maceria
(Arcipelago Itaca Edizioni, 2020) e Due punto uno (Arcipelago
Itaca Edizioni, 2025).
Sperimenta forme di scrittura condivisa e interdisciplinare:
con Mauro Pierno ha realizzato il volume Tra i Tempi Tecnici
(Edizioni Spagine del Fondo Verri, 2021); con il musicista
Franco Degrassi ha ideato Decodifiche2 (2019), installazione
acusmatica che fonde suono e parola poetica.