GIANNI MARCANTONI
Questa raccolta è stata votata al concorso Faraexcelsior
2025 – v. farapoesia.blogspot.com/2025/07/conosciamo-
i-vincitori-e-i-votati-del.html – ricevendo il seguente
giudizio da Adalgisa Zanotto, componente della giuria:
Silloge singolare e intensa, puntuale verso il proprio
io interiore. Il poeta è capace di coerenza e rigore nei
confronti di sé stesso. Abbandonandosi. Nello spossesso
di sé, nell’abbandono fiducioso alla vita. La vita abita
nei gesti e negli incontri e questi diventano una sorta di
“guarigione”. Versi che ora ti coinvolgono, poi ti fanno
saltellare, ti conducono a uscire o a restare, ti incoraggiano
a scoprire. Versi lucidi e vigili alle risonanze più
intime, quelle in cui non è netto il confine tra meraviglia
e sconfitta, tra sogno e malinconia. (Adalgisa Zanotto)
Sei con me – e via da me,
qui vicino,
nel mio polso scoperto,
in un minuto che appare imperdibile.
Sei qui, sceso attraverso
questo percorso,
quando vorrei riposare
al primo pomeriggio
e un raggio improvviso rischiara
la stanza in disordine.
Da me si è ristretta una voce paziente,
e chiama, pronuncia nomi
di faccendieri scomparsi,
si presenta senza farsi sentire:
è il cuore inceppato
che in un battito irregolare
avverte un sussulto,
che dura assai meno
della fuga di un ladro
Ho riconosciuto là i miei occhi,
mi hanno tradito,
sono sceso in un sentiero
credendo di arrivare alla mia dimora,
ma non c’era nessuno ad accogliermi.
E proseguendo, proseguendo
da solo come un gatto randagio
alla ricerca di qualcosa,
mi sono spento sotto la luce del tramonto,
senza un’eco, senza alcun soffio leggero.
A forza di cadere mi sono liberato,
e questo sono al mondo:
l’ologramma estinto del mio stato,
non vedere nulla
ed essere come il tuo volto,
al mio stesso cancellato e sovrapposto
Stringerti la mano per alcuni secondi,
essere arrivato con affanno
all’estremità di un tronco incarnito,
con le polveri aspirate nei polmoni.
Essere sempre stato
il motivo costante di un litigio.
Ma se tuttora sono vivo
lo devo a un prolungato addio,
alla nascita di una schiuma azzurra
nei paraggi di un braciere forato,
di un’alga dilatata in apnea – forse svaporata.
Verso l’area incustodita
di una bretella sopraelevata
l’ombra di una materia vivida
volteggiava smarrita nell’aria;
volteggiava, volteggiava arresa,
volteggiava assetata, accecata
Pensando che sarebbe stata una grande
decisione, siamo partiti.
Presto il mattino sarebbe spiccato
sulla fronte, con una ghiera tagliente
appoggiata in testa. Nel viaggio intrapreso
affondavano i muri, si chiudevano risoluti
nella compagine odorante dell’imbrunire,
con una vita al mondo tutta da percorrere
in quattro semplici e irrisorie traversate,
da compiere in pochi brevi giri;
gli unici rimasti da contare
nell’allerta di un passato che accade
senza mai smettere di emanare suoni serrati:
i suoni della gente allentati nei profili,
rimossi dagli attacchi disperati
e dalle continue scorribande
Amare è divenuto un’esecuzione,
dimenticarti non sarà certo un errore.
Tutto è concluso, il cuore piagato,
abbiamo perduto – mio finito amore,
il resto del mondo è stato arginato,
che non più rinasce, non più unifica.
Senza più sudore, da questa fervida massa rosa,
nel clima arido delle comete,
senza più i nostri aspetti pazienti, famelici,
nel debole sintomo di un allarmante tremore,
non abbiamo attese, né scusanti,
comprendiamo di essere un richiamo,
di venire catturati da un amo,
di essere l’ostaggio o il soldato
nell’esecuzione di un ordine dato.
Noi scompariamo a vista
Come era desolante l’abitazione
e spoglie le pareti. Come erano spente
le camere, e i miei sospiri
non avevano più ragione di continuare.
Quanti fiori smarriti giù nella memoria.
Quanti passi sfiniti nell’atrio fatiscente.
Mi hai lasciato affinché io sparissi,
ma sono ancora qui,
esattamente dove sono stato lasciato,
tale da essere una nube di magneti
dalle candele scavate: io stesso
l’invisibile. Scalatore addentrato
nelle tane, sulle cime senza nome,
cresciute e divise alle spalle
Fummo noi la caduta improvvisa,
fummo noi un raggiro assoluto,
un colosso senza guida, una costruzione
senza vetrate. Fummo noi la caduta
nell’incomprensione, la sterile coppia
che ha incontrato i propri figli invecchiati.
E perdemmo molte vite cercando la nostra
che non si è mai trovata, mai avuta,
mai scambiata. E tu fermo mi guardi,
cambi discorso, sei cupo – o forse irritato.
Di noi hanno detto poco,
quel che mancava da dire:
che zoppichiamo abbandonati
dentro una fiaba
Qualcuno mi raccolse da terra,
mi spinse dentro un’auto portandomi via,
in una località tranquilla, piena di voci serene.
Contai una infinità di codici scritti sulle braccia.
Io sembravo una specie di acrobata,
uno che non resta certo con le mani in mano,
ma con poco da pianificare per il futuro.
La strada per il futuro io percorro
fino a un punto poco evidente, poco chiaro;
un punto che dista un niente
A me l’intuizione, il prossimo,
a me la risposta, il senso, il niente,
a me la logica, la pazienza,
a me il colore, la melodia,
a me l’inizio, l’andata,
a me la solitudine che innalza il piombo,
a me la vastità, la tenacia,
a me il rischio, l’indecisione,
a me la coscienza, l’imperfezione,
a me la colpevolezza in giudizio,
a me il dunque e l’affronto,
il rigetto e il riposo.
Dunque vi dico,
dunque vi prego,
dunque vi raggiungo, vi sostengo,
sono già lì: l’estremo disperso
Gianni Marcantoni (San Benedetto del Tronto, 1975) vive nelle Marche, è laureato in Giurisprudenza. Le sue pubblicazioni : Al tempo della poesia (2011), La parete viva (2011), In dirittura (2013), Poesie di un giorno nullo (2015), Orario di visita (2016), Ammessi al paesaggio (2019), Complicazioni di altra natura (2020), Panorama dei lumi (2021), Sedime (2024). Inserito nella Enciclopedia dei Poeti Italiani Contemporanei (Aletti 2017) e su Italian Poetry, diviene nel 2020 co-fondatore di Wikipoesia. Sue citazioni e liriche compaiono in diverse antologie, cataloghi d'arte, siti poetici, blog letterari, periodici e riviste. Ospite in alcune rubriche letterarie e reading, ha ricevuto vari premi e riconoscimenti.